Il ritorno del Gallo Nero: un simbolo da ritrovare
Edizione online del 9 dicembre 2025; estratto cartaceo, pagine 64–69, indicato nei materiali come autunno/inverno 2025–26.
Un progetto del Gruppo Archeologico Salingolpe
Biodiversità e memoria
rurale del Chianti
Custodire una razza avicola, condividere saperi, ritrovare un legame con le campagne. Dal 2019 il Salingolpe promuove la conservazione e la diffusione della Valdarno nel territorio chiantigiano.
La storia del progetto
01 · Le origini
Il Gallo Nero appartiene all’immaginario del Chianti. La sua presenza nei cortili e negli allevamenti locali vive però attraverso l’impegno di chi lo conosce e lo custodisce.
Da questa attenzione nasce il progetto avviato nel 2019 dal Gruppo Archeologico Salingolpe. L’associazione amplia il proprio lavoro sulla biodiversità, affiancando alle ricerche sulla flora del territorio un’attività dedicata alla razza avicola Valdarno.
L’iniziativa mette in relazione volontari, allevatori e realtà delle campagne. Tra le prime collaborazioni, il servizio di ValleyLife ricorda la Fattoria La Castellina di Tommaso Bojola, che ha messo a disposizione spazi recintati per l’avvio degli allevamenti.
La conservazione degli animali si intreccia così con la memoria rurale: pratiche quotidiane, conoscenze condivise e rapporto fra comunità e paesaggio.
Fonte: il racconto di ValleyLife, 202502 · La razza e l’allevamento
Piumaggio nero, orecchioni bianchi e tarsi di colore ardesia: sono alcuni dei caratteri della Valdarno ricordati dalla documentazione storica della Federazione Italiana delle Associazioni Avicole.
Il lavoro del gruppo comprende la scelta dei riproduttori, la riproduzione e la diffusione degli animali. Le fotografie e il servizio di ValleyLife documentano le diverse fasi: le uova, l’incubazione, i pulcini e la crescita dei giovani esemplari.
Si utilizzano sia la cova naturale sotto chioccia sia le incubatrici. L’attenzione descritta dall’associazione riguarda la vitalità, la rusticità e il mantenimento dei caratteri della razza.




Fotografie di Vito De Meo, dal servizio di ValleyLife · clicca sulle immagini per aprire lo zoom + e −

03 · La comunità
La diffusione della Valdarno passa attraverso persone che allevano, si confrontano e trasmettono esperienze.
Il progetto coinvolge appassionati, contadini e realtà agrituristiche. La condivisione di animali e conoscenze contribuisce a riportare la razza nel paesaggio rurale del Chianti.
Nell’intervista del 23 gennaio 2024 al Gazzettino del Chianti, Vito De Meo descrive un nucleo riproduttivo proveniente da sette linee di sangue e una rete di almeno dieci piccoli allevatori nel territorio di Castellina.
Il servizio di ValleyLife del 2025 riferisce la cessione annuale di circa 100–200 pulcini, prevalentemente gratuita, e racconta incontri dedicati alla selezione e alla gestione dell’allevamento. Questi dati descrivono le attività negli anni delle rispettive testimonianze.
Leggi l’intervista del 202404 · La ricerca
Nel novembre 2023 il progetto ha accolto la visita dell’Università di Firenze, Facoltà di Agraria, con la dott.ssa Ilaria Galigani, responsabile tecnico degli Allevamenti sperimentali.
Durante la visita sono stati campionati alcuni esemplari del Gruppo, con l’obiettivo di svolgere uno studio approfondito del DNA e analizzare la variabilità genetica della razza.
Dall’analisi del DNA possono derivare molte informazioni utili per la conservazione della Valdarno, in particolare per definire un piano degli accoppiamenti più attento.
Il Gruppo Archeologico Salingolpe ringrazia la Facoltà di Agraria per questo progetto di analisi e studio e farà tesoro dei consigli forniti dai tecnici per orientare il lavoro degli allevatori.


05 · La didattica
Incontri con gli studenti delle scuole medie e superiori.
Il Gallo Nero diventa anche un’occasione per avvicinare i giovani alla biodiversità animale e alla conoscenza del territorio.
Gli incontri con gli studenti delle scuole medie e superiori permettono di conoscere direttamente gli esemplari e di riflettere sul valore delle razze locali. L’osservazione e il confronto con gli allevatori rendono concreta una conoscenza che unisce animali, pratiche rurali e memoria della comunità.
Un’esperienza significativa riguarda la collaborazione con l’Istituto Ricasoli di Siena. Nella comunicazione del 19 marzo 2024, la scuola ha raccontato l’arrivo di due esemplari, un maschio e una femmina, Otello e Bettina, affidati ai ragazzi della 4B del Tecnico Agrario da Vito De Meo, all’epoca presidente del Gruppo Archeologico Salingolpe.
L’affidamento degli animali offre agli studenti la possibilità di prendersene cura e di approfondire lo studio di questa antica razza avicola locale, mettendo in relazione la formazione agraria con un progetto di conservazione della biodiversità.
Fonte: comunicazione dell’Istituto Ricasoli di Siena del 19 marzo 2024.


06 · Fonti e fotografie
Edizione online del 9 dicembre 2025; estratto cartaceo, pagine 64–69, indicato nei materiali come autunno/inverno 2025–26.
Intervista a Vito De Meo sulle attività e sulla rete di allevatori.
Leggi l’articolo ↗Scheda S40, aggiornata il 24 marzo 2026: attività del laboratorio e ruoli del personale.
Consulta la fonte istituzionale ↗Annuncio delle iniziative previste nel novembre 2025.
Leggi l’annuncio ↗Notizia sulle visite e sull’approfondimento dedicato alla biodiversità.
Leggi l’articolo ↗Uscita online che riprende sostanzialmente il racconto di ValleyLife.
Leggi l’articolo ↗Documentazione storica sulle caratteristiche e sulla ricostruzione della Valdarno.
Consulta l’approfondimento ↗Conoscere, tutelare, condividere
Per informazioni sulle attività del Gruppo Archeologico Salingolpe:
salingolpe@gmail.com