Archeologia · Radda in Chianti
Il Castellare
di Collepetroso
Un luogo di ricerca nel cuore del Chianti. Le murature, le sepolture, gli oggetti e le carte d’archivio raccontano la storia di una comunità e il lavoro condiviso per conoscerla.
Dal 2023 il Gruppo Archeologico Salingolpe accompagna un progetto che unisce indagine scientifica, formazione e partecipazione del territorio.
Leggere i luoghi
Il sito e la sua storia
La ricerca mette in relazione le strutture conservate sul terreno con le testimonianze documentarie della chiesa e del territorio.
Il Castellare si trova presso Collepetroso, nel territorio comunale di Radda in Chianti, fra Radda e Castellina. Nell’area sono conservati i resti dell’antica chiesa di San Michele e di altri ambienti del complesso medievale.
Il borgo e la chiesa oggi visibile nell’abitato vanno tenuti distinti dall’edificio antico oggetto delle indagini. Le schede archeologiche del Comune ricordano la menzione di San Michele nel Libro di Montaperti del 1260 e il suo rapporto con il piviere di Santa Maria Novella. Dell’antica chiesa rimangono murature perimetrali, abside e altri elementi che consentono di seguirne l’organizzazione.
Le fonti collocano il passaggio alla chiesa nell’abitato e il progressivo abbandono del vecchio edificio nei primi decenni del Seicento. Il racconto della ricerca, tuttavia, non coincide soltanto con quello della chiesa: gli oggetti rinvenuti aprono il quadro a frequentazioni più antiche e a rapporti con la viabilità del territorio.
La menzione documentaria della chiesa nel Libro di Montaperti, ricordata nelle fonti comunali.
La data dell’atto di soccida rinvenuto da Vito De Meo.
Trasferimento della chiesa e abbandono delle strutture antiche. La prima sepoltura documentata nella nuova chiesa è dell’8 dicembre 1618 e riguarda Battista detto “Il Manganello” di Collepetroso.
Una pagina di vita quotidiana, attraverso le carte
La ricerca documentaria di Vito De Meo affianca l’indagine archeologica. In un atto che l’autore data al 26 gennaio 1314, Puccio del fu Cambio affida in soccida a ser Forte, rettore di San Michele, due buoi rossi, un’asina chiara, tre porcelle con fascia bianca, diciotto pecore di colori diversi e tre capre, da restituire entro un anno. Il documento permette di osservare i rapporti economici fra gli abitanti e la chiesa e la presenza di attività pastorali.
L’atto è stato condiviso l’8 dicembre 2024 con una riproduzione del manoscritto e ripreso il 2 agosto 2025.
Riferimenti: schede comunali 60–61 · ricerca documentaria ↗
Dalla conoscenza alla ricerca
Come è nato il progetto
Proprietà, istituzioni, professionisti e associazione costruiscono un percorso comune di conoscenza e valorizzazione.
Il progetto prende avvio nel 2022, quando Claudio Petreni e Clarissa Fornai si rivolgono al Gruppo Archeologico Salingolpe, attraverso Vito De Meo, per approfondire l’interesse storico e archeologico di alcune strutture presenti nella loro proprietà.
Da questo primo contatto nasce un percorso di conoscenza e collaborazione che, attraverso ricognizioni e approfondimenti preliminari, conduce all’organizzazione delle successive campagne di scavo archeologico.
Fin dalle prime fasi, il Gruppo Archeologico Salingolpe contribuisce alla promozione e allo sviluppo dell’iniziativa, favorendo il coinvolgimento dei volontari, il coordinamento delle attività organizzative e la divulgazione dei risultati delle ricerche. Un impegno reso possibile anche grazie alla disponibilità e al sostegno della famiglia Petreni.
Le indagini archeologiche, affidate a professionisti del settore, si svolgono nell’ambito della concessione ministeriale di cui è titolare il Comune di Radda in Chianti e sotto la tutela della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio competente per il territorio.
Un progetto che coinvolge il territorio
Nel corso degli anni, attorno all’iniziativa si è sviluppata una rete di collaborazioni con associazioni, enti e realtà locali, tra cui Chianti Storico, Via Romea Sanese Accessibile, Radici in Chianti e Diversamente Eroici.
Un importante contributo è giunto nel 2025 dalla Fondazione Il Cuore si scioglie, attraverso il progetto «Ricostruire legami», mentre il sostegno di produttori e operatori locali ha accompagnato le iniziative pubbliche.
Ciò che era iniziato come un approfondimento sul patrimonio archeologico di una proprietà privata si è così trasformato in un’esperienza di ricerca e partecipazione, con l’obiettivo di accrescere le conoscenze sulla storia del territorio e renderle accessibili alla comunità.
Il lavoro sul campo
Tre campagne, un percorso di ricerca
I calendari annunciati sono affiancati dai resoconti che documentano il cantiere, la formazione e la restituzione dei risultati. Tutte le testimonianze fotografiche adottate per questa pagina sono già state pubblicate online e sempre dietro preventiva autorizzazione della Direzione di scavo
La prima campagna
La prima campagna apre l’indagine di una parte dell’area sepolcrale della chiesa micaelica e di un ambiente del castellare. Il resoconto dell’11 novembre descrive la predisposizione delle aree di lavoro e i primi rilevamenti, insieme a un briefing sul programma curato da Natascia Druscovic.
La ricerca coinvolge fin dall’inizio anche la memoria del luogo: Franco Silei, già residente a Collepetroso e attivo in passato nei terreni oggi indagati, condivide ricordi sulla loro organizzazione e sulle sorgenti. Nel dicembre 2023 viene comunicata la scoperta di una particolare quadrangulae due-trecentesca, appartenuta a un pellegrino di ritorno da Roma, e il rinvenimento di un magnifico solido attribuito a Giustiniano; Al Team si aggiunge l’archeologo Francesco Pagliani per lo studio dei reperti metallici, soprattutto numismatici.
Annuncio della campagna ↗ Diario della prima settimana ↗Dentro la chiesa e il castellare
La seconda campagna di scavo prosegue le indagini all’interno della chiesa di San Michele e nelle strutture del complesso del castellare, contribuendo ad approfondire la conoscenza delle diverse fasi di frequentazione e utilizzo del sito.
Alle attività partecipano anche studenti delle Università di Firenze e di Leiden (Paesi Bassi), affiancando gli archeologi impegnati nelle ricerche sul campo. All’interno della chiesa, le indagini portano alla luce frammenti ceramici e uno strato costituito da piccole scaglie, interpretato in via preliminare come una possibile testimonianza delle operazioni di preparazione dell’antico piano di calpestio.
Accanto al lavoro archeologico, proseguono le iniziative di divulgazione e coinvolgimento della comunità, con incontri rivolti agli abitanti del territorio e attività didattiche dedicate alle scuole. Nel mese di dicembre, le ricerche si concentrano anche sulle testimonianze antropologiche emerse dall’interno della chiesa e dall’area sepolcrale adiacente, offrendo nuovi elementi per ricostruire la storia della frequentazione e le trasformazioni del complesso nel corso dei secoli.
Programma della seconda campagna ↗ Resoconto dei lavori ↗La terza campagna di scavo
Nuove indagini, nuove scoperte
Il 2025 segna una nuova importante fase delle ricerche archeologiche a Collepetroso. Con il decreto ministeriale del 29 agosto, la concessione di scavo al Comune di Radda in Chianti viene rinnovata per ulteriori trentasei mesi, consentendo di proseguire e approfondire le indagini avviate negli anni precedenti.
La terza campagna, diretta dall’archeologo Luca Passalacqua, si svolge dal 1° novembre al 13 dicembre 2025, articolandosi in due turni di lavoro. Archeologi e volontari sono impegnati nello studio delle strutture e dei depositi archeologici, con l’obiettivo di ricostruire le diverse fasi di occupazione e trasformazione dell’insediamento. Le ricerche si concentrano principalmente su due settori: il complesso della chiesa di San Michele, con gli ambienti circostanti, e l’area del cosiddetto castellare, già interessata dalle precedenti campagne.
La chiesa di San Michele e gli ambienti circostanti
Una parte importante della campagna 2025 è dedicata allo studio delle strutture che circondano l’antica chiesa di San Michele, il cui interno era già stato indagato negli anni precedenti.
Le ricerche si concentrano soprattutto sui resti degli edifici adiacenti alla chiesa, con l’obiettivo di comprenderne meglio l’organizzazione, le caratteristiche costruttive e le trasformazioni avvenute nel corso del tempo. La progressiva rimozione degli strati di terreno accumulatisi nei secoli permette di riportare alla luce le murature degli antichi ambienti e di osservare come questi fossero collegati tra loro. In particolare, viene individuata una possibile soglia di ingresso, che potrebbe testimoniare l’esistenza di un passaggio tra due vani del complesso.
Di particolare interesse è anche la presenza di alcuni resti dell’antica pavimentazione, conservatisi soltanto in parte. Gli archeologi hanno potuto riconoscere le tracce delle lavorazioni effettuate direttamente sulla roccia naturale, opportunamente spianata e preparata. Si tratta di testimonianze preziose per comprendere come venissero costruiti e organizzati gli spazi dell’edificio. Le indagini effettuate immediatamente all’esterno della chiesa hanno inoltre portato alla luce due tratti di muratura appartenenti a differenti fasi costruttive.
Le diversità nelle tecniche edilizie, nei materiali utilizzati e nella profondità delle fondazioni indicano infatti che le strutture non furono realizzate contemporaneamente, offrendo nuovi elementi per ricostruire le trasformazioni architettoniche del complesso.
Tra i ritrovamenti più significativi figurano infine due sepolture e alcuni resti ossei, rinvenuti in prossimità dell’edificio religioso. La loro presenza documenta anche un utilizzo funerario di quest’area e apre nuove prospettive di ricerca sul rapporto tra la chiesa e gli spazi destinati alla sepoltura. Lo studio dei resti umani e delle strutture emerse potrà contribuire a chiarire la cronologia delle diverse fasi di frequentazione del sito e a ricostruire, con sempre maggiore precisione, la storia della chiesa di San Michele e degli edifici che la circondavano.
Il castellare e le tracce delle attività medievali
Importanti risultati provengono anche dall’area del castellare, dove le indagini riprendono nel settore già esplorato nel 2024, ampliandone la superficie e approfondendo lo scavo fino ai livelli prossimi alla roccia naturale. Tra le strutture individuate assume particolare interesse un elemento murario a pianta semicircolare, interpretato preliminarmente come possibile resto di un impianto produttivo, verosimilmente un forno per la cottura del pane di epoca bassomedievale.
Le indagini interessano anche un ambiente a pianta quadrangolare situato nelle vicinanze, dove gli archeologi riconoscono soprattutto tracce di interventi edilizi di età moderna. In questa fase, infatti, lavori di ricostruzione e rimaneggiamento delle murature alterarono o asportarono parte delle stratificazioni più antiche. Anche queste osservazioni risultano preziose per ricostruire la lunga storia del sito, distinguendo le testimonianze medievali dalle modificazioni introdotte nei secoli successivi.
L’insieme delle strutture emerse apre così nuove prospettive di ricerca sull’organizzazione del castellare, sulla funzione dei suoi diversi ambienti e sulle attività che vi si svolgevano. Ulteriori indagini potranno inoltre contribuire a chiarire il ruolo di questo complesso nel sistema insediativo e nell’organizzazione del territorio durante il Medioevo.
Un importante lavoro di ricerca e documentazione
La campagna 2025 si distingue anche per l’ampiezza delle attività di documentazione scientifica. Accanto allo scavo archeologico vengono impiegate tecniche di rilievo topografico e fotogrammetrico, con riprese effettuate tramite drone e successive elaborazioni digitali tridimensionali. Queste metodologie permettono di registrare con grande precisione la posizione delle strutture, le loro caratteristiche e i rapporti tra i diversi livelli archeologici, creando una documentazione dettagliata e duratura, indispensabile anche per i futuri approfondimenti.
I numeri della campagna restituiscono la consistenza del lavoro svolto:
- 13 archeologi coinvolti, affiancati da un numero variabile di 3-10 volontari;
- 238 metri quadrati complessivi di superficie indagata, suddivisi tra l’area della chiesa (170 m²) e quella del castellare (68 m²);
- 110 schede di documentazione stratigrafica e muraria;
- 38 progetti fotogrammetrici, realizzati attraverso 4.734 fotografie;
- Circa 750 fotografie di scavo e 150 metri lineari di murature digitalizzate.
Un lavoro sistematico e articolato, che costituisce la base per lo studio dei materiali rinvenuti, l’analisi delle tecniche costruttive e la ricostruzione delle diverse fasi storiche dell’insediamento.
Archeologia e partecipazione: un progetto aperto al territorio
Anche nel 2025 la ricerca archeologica si accompagna all’impegno per la valorizzazione e la condivisione del patrimonio culturale. Il sostegno della Fondazione Il Cuore si scioglie, nell’ambito dell’iniziativa Ricostruire legami, contribuisce ad ampliare le prospettive del progetto di archeologia pubblica, favorendo il coinvolgimento della comunità e la programmazione di nuove occasioni di incontro e conoscenza.
Tra le iniziative effettuate figurano visite al sito, percorsi accessibili, focus sulla biodiversità animale e attività rivolte alle scuole insieme a momenti di confronto con associazioni e realtà locali, nella convinzione che la ricerca archeologica possa rappresentare non soltanto uno strumento di conoscenza del passato, ma anche un’opportunità di partecipazione e crescita culturale per il territorio.
In questo percorso, il Gruppo Archeologico Salingolpe continua a contribuire all’organizzazione delle attività, al coinvolgimento dei volontari e alla divulgazione delle ricerche, collaborando con i professionisti incaricati, le istituzioni e i soggetti che sostengono il progetto. La partecipazione di archeologi, volontari, associazioni e cittadini costituisce uno degli aspetti più significativi dell’esperienza di Collepetroso, dove la ricerca sul passato si intreccia con la volontà di costruire nuove occasioni di conoscenza, collaborazione e condivisione.
Rinnovo della concessione — decreto n. 1435 del 29 agosto 2025 ↗
Programma della terza campagna ↗ Una giornata sul campo ↗Strutture, oggetti, persone
Che cosa raccontano le scoperte
Il quadro si costruisce attraverso dati di scavo, studio dei materiali, analisi antropologiche e confronto con le carte d’archivio.
Strutture e stratigrafia
La chiesa di San Michele e il castellare
Le indagini archeologiche di Collepetroso stanno riportando alla luce la storia di un complesso che ha conosciuto numerose trasformazioni nel corso dei secoli. Attorno all’antica chiesa di San Michele sono emersi resti di edifici, pavimentazioni e sepolture, che testimoniano un’organizzazione degli spazi più articolata del solo edificio religioso. Nella vicina area del castellare, gli scavi hanno individuato strutture appartenenti a diverse fasi storiche, tra cui un possibile forno per la cottura del pane di epoca bassomedievale.
Queste scoperte offrono nuovi elementi per ricostruire la storia dell’insediamento, comprenderne le funzioni e approfondire il ruolo che Collepetroso ha avuto nel territorio durante il Medioevo.
Pratiche funerarie
Le sepolture e la comunità
Le indagini archeologiche nell’area cimiteriale a sud della chiesa di San Michele hanno individuato 22 sepolture, riconducibili ad almeno tre fasi di utilizzo, comprese tra il pieno Medioevo e la prima età moderna, secondo i risultati presentati nel 2024. Lo studio dei resti umani, proseguito con le ricerche del 2025, offre preziose informazioni sulle pratiche funerarie e potrà contribuire a ricostruire le condizioni di vita, le caratteristiche e la storia della comunità che abitò e frequentò Collepetroso nel corso dei secoli.
Numismatica e cultura materiale
Monete, ceramiche e oggetti d’uso
Tra i ritrovamenti più significativi di Collepetroso figurano oltre 200 monete, databili dal III secolo a.C. fino all’età moderna. Di particolare interesse sono una moneta proveniente dall’antica città greca di Mileto e un solido d’oro dell’imperatore Giustiniano, coniato a Costantinopoli nel VI secolo d.C. Accanto alle testimonianze numismatiche, il rinvenimento di ceramiche e altri manufatti offre preziosi elementi per ricostruire le attività quotidiane, le frequentazioni e le trasformazioni del sito nel corso dei secoli.
Comunicazione sul solido ↗Devozione e viabilità
Una testimonianza dei pellegrinaggi medievali
Tra i reperti più interessanti rinvenuti a Collepetroso figura una rara insegna medievale di pellegrinaggio, databile tra il XIII e il XIV secolo, raffigurante gli apostoli Pietro e Paolo.
L’oggetto, identificato come una quadrangula, è stato messo in relazione con i pellegrinaggi verso Roma e con l’antica rete viaria del Chianti. Il ritrovamento costituisce una preziosa testimonianza della circolazione di persone e della devozione religiosa nel Medioevo, offrendo nuovi spunti per approfondire i collegamenti tra Collepetroso e le principali vie di pellegrinaggio.
Notizia del reperto ↗Condividere la conoscenza
Le attività pubbliche
La presentazione dei risultati e le visite avvicinano la comunità al metodo della ricerca e alla storia del luogo.
11 maggio 2024 · Biblioteca di Radda
La prima restituzione dei risultati
L’11 maggio 2024, la Biblioteca comunale di Radda in Chianti accoglie un pubblico numeroso, giunto anche dai comuni vicini per conoscere i primi risultati delle ricerche archeologiche a Collepetroso. È l’occasione per ripercorrere il lavoro svolto durante la prima campagna di scavo, raccontare le scoperte più significative e illustrare le nuove prospettive di ricerca aperte dalle indagini. L’interesse e la partecipazione dei presenti testimoniano quanto la riscoperta di questo luogo, rimasto a lungo poco conosciuto, sia capace di suscitare curiosità e attenzione ben oltre i confini di Radda.
La conferenza diventa così non soltanto un momento di presentazione dei risultati scientifici, ma anche un’occasione di incontro tra archeologia e comunità, nel segno di una storia condivisa e di un patrimonio culturale da riscoprire e valorizzare.
Resoconto e album ↗29 maggio 2026 · Sala del Podestà, Radda
Collepetroso: le nuove scoperte raccontate alla comunità
Il 29 maggio 2026, il Palazzo comunale di Radda in Chianti ospita una partecipata conferenza dedicata ai risultati della terza campagna di scavo archeologico a Collepetroso. Per oltre due ore, archeologi e studiosi accompagnano il numeroso pubblico alla scoperta delle nuove testimonianze emerse dalle ricerche: dalla storia della chiesa di San Michele alla vita quotidiana nel castellare medievale, dallo studio delle sepolture e dei reperti archeologici alle nuove acquisizioni documentarie. Ampio spazio viene dedicato anche alle esperienze di archeologia partecipata e inclusiva, che hanno permesso di avvicinare la comunità al lavoro degli archeologi.
La conferenza offre inoltre l’occasione per valorizzare l’impegno e la professionalità dei tanti giovani archeologi e studenti coinvolti nelle indagini, il cui lavoro scientifico costituirà la base di una futura pubblicazione dedicata al sito. L’incontro, organizzato grazie anche al prezioso contributo di Antonella Bartalini, presidente del Gruppo Archeologico Salingolpe, e della Biblioteca comunale di Radda in Chianti, rappresenta un momento significativo di condivisione dei risultati e conferma il valore di un progetto che, accanto alla ricerca, ha saputo costruire occasioni di incontro, partecipazione e collaborazione tra istituzioni, studiosi, volontari e cittadini.
Resoconto e album ↗Il cantiere aperto al territorio
Durante la campagna di scavo dell’autunno 2025, Collepetroso diventa anche un luogo di incontro, scoperta e partecipazione, grazie a un ricco calendario di iniziative che permettono a cittadini e visitatori di avvicinarsi al mondo dell’archeologia. Tra novembre e dicembre vengono organizzate visite guidate, incontri con gli archeologi e giornate dedicate alla valorizzazione del territorio, con il coinvolgimento dei volontari e dei produttori locali. I partecipanti hanno così l’opportunità di conoscere da vicino il lavoro di ricerca e le scoperte che stanno riportando alla luce la storia dell’antico insediamento.
Particolare attenzione è riservata all’accessibilità, grazie agli appuntamenti di Archeoinsieme, realizzati in collaborazione con Via Romea Sanese Accessibile. L’utilizzo della speciale carrozzina da fuoristrada Joëlette permette anche alle persone con difficoltà motorie di partecipare alle visite, rendendo il patrimonio archeologico più inclusivo e accessibile. Queste esperienze rappresentano uno degli aspetti più significativi del progetto di Collepetroso: un’archeologia che esce dai confini del cantiere e diventa occasione di conoscenza, condivisione e partecipazione per tutta la comunità.
Archeoinsieme ↗ · Visite di novembre ↗ · Giornate di dicembre ↗ · Segnalazione del servizio TG3 ↗
Persone e territorio
La comunità e i volontari
Il progetto vive attraverso il lavoro professionale, il sostegno associativo e la partecipazione di chi conosce e abita questi luoghi.
Uno degli aspetti più significativi del progetto di Collepetroso è il coinvolgimento della comunità locale, che fin dalle prime campagne ha accompagnato le ricerche con entusiasmo, disponibilità e partecipazione. Accanto al lavoro degli archeologi, i volontari del Gruppo Archeologico Salingolpe hanno contribuito all’organizzazione delle attività, all’accoglienza dei visitatori e alla realizzazione delle numerose iniziative pubbliche. Un sostegno importante è arrivato anche dalle associazioni e dai produttori del territorio, tra cui i Vignaioli di Radda e i Viticoltori di Castellina, che hanno collaborato alla riuscita degli eventi.
Particolarmente emozionante è stata la visita, nel novembre 2024, di Franco Silei e dei suoi familiari, che avevano vissuto a Collepetroso fino al 1958. I loro ricordi della vita quotidiana, delle attività agricole e della pastorizia hanno restituito una dimensione umana a quei luoghi, creando un suggestivo collegamento tra le testimonianze del passato e la memoria ancora viva dei suoi abitanti. Un incontro che racconta bene lo spirito del progetto: riscoprire la storia di Collepetroso non soltanto attraverso le testimonianze archeologiche, ma anche grazie alle persone, ai loro ricordi e al legame che conservano con il territorio.
La ricerca come esperienza formativa
Il progetto di Collepetroso ha riservato particolare attenzione al coinvolgimento delle scuole, offrendo a bambini e ragazzi l’opportunità di avvicinarsi alla storia e all’archeologia attraverso esperienze concrete e coinvolgenti. Nel 2024, gli alunni della scuola secondaria di Castellina in Chianti hanno partecipato a un percorso educativo che ha unito un laboratorio archeologico a un’escursione lungo la Via Romea, con attività dedicate anche alla conoscenza della biodiversità e del paesaggio.
In questi anni, il cantiere di Collepetroso ha inoltre accolto, tra gli altri, i giovanissimi allievi della Filarmonica di Castellina in Chianti, una scuola primaria di Firenze, una scuola parentale di Staggia Senese, la scuola media di Gaiole e gli studenti dell’IIS San Giovanni Bosco di Colle di Val d’Elsa. Accompagnati dagli archeologi, i ragazzi hanno potuto conoscere da vicino le attività di ricerca e, in alcuni casi, cimentarsi in simulazioni di scavo e nelle prime operazioni di classificazione dei reperti.
Esperienze che hanno trasformato il sito archeologico in un’aula a cielo aperto, dove scoprire il passato attraverso l’osservazione, la curiosità e la partecipazione attiva, imparando a riconoscere il valore del patrimonio storico, culturale e ambientale del territorio.
La restituzione degli alunni ↗ · La visita da Firenze ↗ · La scuola di Staggia ↗ · Il laboratorio dell’IIS ↗
Un lavoro che prosegue
Studi, pubblicazioni e prospettive
Le campagne sono accompagnate dalla ricerca documentaria, dallo studio dei reperti e dalla preparazione dei risultati per una più ampia consultazione.
Le ricerche archeologiche di Collepetroso non si esauriscono con le campagne di scavo, ma proseguono attraverso lo studio dei reperti, l’analisi delle testimonianze documentarie e l’approfondimento delle diverse fasi storiche dell’insediamento.
L’interesse per il sito precede l’avvio degli scavi. Già nel 2016, Vito De Meo aveva dedicato alla chiesa un contributo dal titolo San Michele a Collepetroso: alla riscoperta di una chiesa di origini medievali nel territorio di Radda in Chianti, pubblicato sulla rivista «Corrispondenza» (XXXVI, pp. 21–24). Le successive indagini hanno progressivamente arricchito questo primo quadro di conoscenze, portando alla luce nuove testimonianze archeologiche e offrendo ulteriori spunti di ricerca.
Particolare attenzione è riservata allo studio dei numerosi reperti numismatici, anche attraverso il confronto con importanti opere di riferimento, come Le monete della Repubblica fiorentina di Mario Bernocchi, acquisite dal Gruppo Archeologico Salingolpe nel 2025 e a disposizione di tutti nella Biblioteca associativa. I risultati delle campagne archeologiche saranno inoltre raccolti in una pubblicazione scientifica, attualmente in preparazione, destinata ad approfondire la storia del complesso e a valorizzare il lavoro svolto dagli archeologi e dagli studiosi coinvolti nel progetto.
Il rinnovo triennale della concessione ministeriale, ottenuto nel 2025, apre intanto nuove prospettive per la prosecuzione delle indagini. L’obiettivo è ampliare le conoscenze sulla storia di Collepetroso, chiarirne le trasformazioni nel corso dei secoli e approfondire i suoi rapporti con il territorio circostante, restituendo alla comunità un patrimonio di storia e conoscenze sempre più ricco e articolato.
Strumenti per lo studio numismatico ↗ · Prospettive editoriali nel resoconto ↗
L’archivio del progetto
Altre immagini dal percorso
Scavo, ricerca e partecipazione: le fotografie delle tre campagne e alcuni reperti del Castellare. Le immagini sono raccolte per anno e possono essere ingrandite; la raccolta del 2025 si apre con una selezione e prosegue con altre fotografie da esplorare.
Prima campagna · 20233 fotografie
Seconda campagna · 20248 fotografie
Terza campagna · 202539 fotografie
Mostra altre 28 fotografie della terza campagna
Reperti del Castellare2 fotografie
Documentare il racconto
Fonti e crediti
La redazione distingue fonti documentarie, comunicazioni scientifiche, annunci e resoconti. I testi originali sono conservati nel dossier di ricerca.
Distinzione fra borgo e antica chiesa; testimonianze documentarie e bibliografia. Coordinate e quote richiedono un controllo.
Inquadramento storico e bibliografia: Vito De Meo, 2016, «Corrispondenza», XXXVI, pp. 21–24.
Concessione di ricerca al Comune di Radda in Chianti, con Paolo Medici direttore di scavo, della durata di dodici mesi dal rilascio.
Rinnovo triennale al Comune di Radda, con direzione scientifica e di scavo di Luca Passalacqua.
Annuncio del calendario, direzione e provenienza degli studenti; richiamo ai risultati della prima campagna.
Sostegno di «Ricostruire legami» della Fondazione Il Cuore si scioglie; calendario di attività annunciato. Fotografia accreditata «g.c. Archivio Salingolpe».
Campagna 2025 in corso, direzione Passalacqua e collaborazioni; la possibile funzione di cura di alcuni ambienti è proposta come ipotesi.
Programma della conferenza del 29 maggio 2026, saluti istituzionali e temi dei relatori.
Annuncio della conferenza; sostiene il quadro delle collaborazioni. Lo svolgimento è documentato dal successivo resoconto GAS.
I video del progetto

Scavi al Castellare di Collepetroso (Radda in Chianti)
Guarda su YouTube ↗
Scavi di Collepetroso in Chianti su RAI 3 – Bell’Italia del 18 01 2025
Guarda su YouTube ↗
Conferenza della Prima campagna di scavi, Radda in Chianti 11/05/2024
Guarda su YouTube ↗
Conferenza della Terza campagna di scavi, Radda in Chianti 29/05/2026
Guarda su YouTube ↗Le fotografie e i materiali documentari presenti in questa pagina sono stati già resi pubblici attraverso i canali ufficiali del Gruppo Archeologico Salingolpe, nell’ambito delle attività di divulgazione e valorizzazione delle ricerche a Collepetroso. La loro diffusione è avvenuta previa richiesta di autorizzazione alle rispettive Direzioni scientifiche degli scavi, nel rispetto delle competenze e delle disposizioni relative alla documentazione archeologica. Le immagini testimoniano il lavoro svolto durante le campagne di ricerca, le principali scoperte e le numerose iniziative che hanno coinvolto la comunità locale.






























































