Tra pochi giorni ci sarà la ricorrenza nazionale del 25 aprile, una Festa importante che ricorda, a noi cittadini di oggi, il successo della Resistenza alla Lotta al nazifascismo e, come disse Ciampi nel 2002, “l’inizio della vita democratica della nuova Italia”.

Foto di alcuni dei componenti del Comitato di Liberazione Nazionale di Castellina in Chianti. Per le singole biografie leggere il testo che segue

Spesso si festeggia tale ricorrenza salvaguardando e tramandando ai posteri la Memoria di quanti si impegnarono per la difesa della libertà, della giustizia e dell’uguaglianza sociale anche a scapito della propria vita.

A distanza di tanti anni però, quell’impeto di sana ribellione, quel sentimento forte e profondo che affonda le sue radici democratiche nel suolo fertile della nostra solidissima Costituzione, rischia di affievolirsi lentamente tra il trambusto della frenetica vita quotidiana e le tante, costanti, apprensioni per un generale senso di insicurezza e precarietà.

Affinché ogni Festa non diventi il triste riproporsi dei soliti proclami di circostanza, la rigida eco di sé stessa, l’emblema inutile e assolutamente fragile della più statica retorica, urge contestualizzare Valori ed Esperienze. Essere capaci di trasmettere la necessità, la vitalità della Memoria alle nuove generazioni e il sacro piacere di conoscere e difendere le origini, il passato e il presente della nostra Repubblica. Sviluppare il fuoco ardente dell’appartenenza a un gruppo sociale, evitare l’individualismo a beneficio di un qualcosa più grande di noi e che tutti ci accomuna migliorandoci sempre.

Non di rado i giovani vengono additati come perenni fannulloni, interessati a niente di “lodevole”, schiavi del consumismo, “bamboccioni”, fautori e seguaci delle futili mode passeggere: cittadini della notte. Anche la politica, purtroppo, ha rimarcato e diffuso questa stolta opinione. Eppure qualsiasi giovane d’oggi, pur vittima del disagio imperante di una società nichilistica, vorrebbe svegliarsi partigiano liberandosi dalle catene dell’impotenza e della generale e profonda disillusione nutrita verso ogni forma di politica (e di politiche) attualmente in essere.

Quando si dice che i giovani sono il futuro o non si sa di che si parla o, peggio, si mente alimentando il senso di frustrazione e privando i nuovi cittadini del ruolo essenziale di cui naturalmente sono muniti. I giovani sono il PRESENTE, a loro spetta l’arduo e nobilissimo compito di adoperarsi per il bene comune, per la comprensione, la salvaguardia e la trasmissione dei Valori ereditati e da definire. Hanno tutto il diritto di contribuire attivamente alla costruzione del futuro, non di ritrovarselo già fatto da altri.

Poiché la Memoria svolge un ruolo fondamentale nell’educazione dei nuovi cittadini, serve partire proprio da questa per instillare positività e voglia di fare. Ricordare ai giovani come anche gli anziani, quando avevano appena vent’anni, hanno lottato per imporsi, per cambiare le cose, combattendo strenuamente e non solo a parole per assicurare al nuovo Stato democratico libertà e giustizia. La stessa Costituzione rappresenta la testimonianza più vivida di questo approccio. Rievocare, dunque, il vissuto dei giovani di allora serve a ricordare dove e come ogni cosa si è realizzata, perché e in quale scenario; in che modo arriviamo ai giorni d’oggi e con che spirito ci poniamo verso le nuove sfide del futuro.

Per questo, proprio per il 25 aprile, non potevamo esimerci dal ricordare, almeno a grandi linee, i nomi e i volti dei castellinesi fondatori del Comitato di Liberazione Nazionale di Castellina in Chianti. Persone che si impegnarono a rischio della propria esistenza, dei propri affetti, della propria posizione socio-economica, che sempre rinnegarono con spirito di sacrificio l’adesione alle tristi dinamiche della dittatura nazifascista. I giovani – ne siamo certi – faranno tesoro di tutto ciò, già lo fanno. Invitino adesso tutti gli altri a fare lo stesso.

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Nel 1944, esattamente il 17 luglio, anche Castellina fu liberata grazie all’ausilio delle truppe alleate provenienti da Siena. Il 9 ottobre, il CNL regionale riconobbe i componenti del Comitato di Liberazione Nazionale castellinese. Poco dopo, sempre nel 1944, questo viene ampliato con l’inserimento di altri cittadini. Riportiamo di seguito un sintetico profilo biografico degli aderenti.

1) Danilo Ghizzani (Poggibonsi, 1912 – Siena 1969) di Antonio e della fu Barbara Squerri. Militante del Partito comunista, nel 1934 fu arrestato a Palermo (dove prestava servizio militare) per propaganda antifascista. Ghizzani fu così condannato a 3 anni di reclusione dal Tribunale speciale. Dopo l’8 settembre 1943, il meccanico-verniciatore entrò nella Resistenza senese come partigiano combattente. Ebbe i primi contatti con le formazioni partigiane della Brigata Spartaco Lavagnini e da questa fu incaricato della costituzione di una formazione GAP (gruppo di azione patriottica) di cui detenne il comando fino al passaggio della guerra. Giunta la Liberazione, Ghizzani fu eletto per il PCI a Poggibonsi prima consigliere comunale poi Sindaco dal 1956 al 1965. Dal libro di Nello Pianigiani veniamo a sapere che “girava per le campagne fra Castellina e Poggibonsi fingendosi un treccone (commerciante di campagna) ma in realtà faceva propaganda antifascista diffondendo manifestini del PCI e facendo proseliti”. Fu designato nel 1944 come presidente del Comitato di Liberazione Nazionale di Castellina in Chianti.

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2) Mariano Pianigiani (Castellina,1910 – 1973) di Nicodemo e Maria Cennini. Mariano, per quanto possibile, osteggiò il regime e addirittura cercò di aiutare le truppe alleate e le squadre partigiane presenti in Chianti. Alla fine della guerra, eliminato il germe del nazi-fascismo, fu ricompensato con il certificato del Patriota, un riconoscimento ufficiale conferito dalle forze alleate ai patrioti italiani distintisi per la diretta collaborazione. Comunista, di professione colono, fece parte dell’organizzazione partigiana Raggruppamento Patrioti Monte Amiata, 1° gruppo bande sotto il comando di Adalberto Croci, svolgendo «varie azioni» in Chianti dal 1 giugno al 20 luglio 1944. Da fonti conservate presso l’archivio dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana si legge che è stato un «antifascista accanito e per questo nel 1937 arrestato e sottoposto a lunghi interrogatori». Mariano, in tali atti, tiene a specificare finanche il momento in cui aderì alla lotta, affermando che «Il primo giugno 1944 entrai in contatto con un distaccamento dei partigiani Raggr. Monte Amiata, e d’intesa col comandante ten. Dino Lulli collaborai con essi creando un nucleo di difesa del paese e distribuendo opuscoli di propaganda che esortavano i giovani a non presentarsi alla chiamata alle armi della Repubblica fascista, propaganda che dette i suoi buoni frutti».

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3) Giuseppe Giannelli (Castellina, 1904-1988) di Antonio e Anna Ermini, Socialista, residente in Via Trento e Trieste n°11, di professione autista (noleggio con conducente). Antifascista convinto, non è mai stato iscritto al Partito del regime. Membro e collaboratore delle formazioni del Raggruppamento Patrioti Monte Amiata dal 1 giugno al 20 luglio 1944.
« Di notte usciva spesso – dichiara il figlio, Vinicio Giannelli – e probabilmente andava ad aiutare con la macchina i gruppi partigiani di cui faceva parte. Spesso si recava anche sul Monte Maggio. Ricordo che una volta, essendo segnalato alle autorità, fecero una retata fascista in paese per arrestare gli antifascisti noti. Mio padre riuscì a evitare l’arresto perché avvisato per tempo di questo pericolo».
Giuseppe Giannelli divenne segretario del Partito Socialista di Castellina (fondato da Otello Terzani) e vice-sindaco con Gino Tatini nell’immediato dopo guerra. Nel 1955 si trasferì a Firenze per lavoro dove gestiva un garage per auto.

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4)Mario Mori (Castellina, 1907-1997) di Luigi e Decima Fantacci da Staggia. Membro attivo del locale Partito Socialista, di professione autotrasportatore, convinto antifascista. Una persona molto socievole e disponibile, collaborò alla costruzione della Casa del Popolo.

« Era una persona moderata – dichiara il figlio Marco Mori – che da giovane si impegnò attivamente in politica con il PSI. Nel dopoguerra abbandonò gradualmente la vita politica. Allegro, sempre cordiale, adorava improvvisare e cantare i tipici stornelli locali. Non parlava quasi mai del periodo del passaggio della guerra»

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5) Elia Marchi (Castellina, 1896-1985) di Ludovico e Salvini Palmira, fu mugnaio di professione proveniente dal Mulino di Bombi, sposò Giuseppina Cappelletti, sorella di Nello. Il Marchi, reduce, partecipò alla guerra servendo con onore e ottenendo il plauso dei superiori in quanto tecnico esperto alla riparazione degli aerei militari, fu congedato nel dicembre del 1918 proprio con la qualifica di Motorista. Queste le parole di encomio del ten. C. Battaglini della 56° Squadriglia SVA (Perviceto): «Giovane dotato di buona volontà, ha sempre saputo dimostrare vera conoscenza professionale tale da farsi volere la stima dei superiori e compagni. Nei giorni di offensiva seppe con rara abilità tenere efficienti i suoi apparecchi e cooperare al buon funzionamento degli altri motori dimostrando ancora una volta il valore delle sue qualità di operaio e motorista. Ritengo, per il complesso delle sue doti e per il servizio prestato, meritevole della nomina a motorista ottimo». Nel 1962 Elia ottenne anche la Croce al Merito di Guerra oltre al cavalierato di Vittorio Veneto consegnatili nel 1970. Personalità molto discreta, non amava parlare del periodo della guerra né delle vicende del 1944. Lavorò in seguito presso la filanda della famiglia Soderi occupandosi della complessa gestione dei macchinari oltre a essere punto di riferimento in paese per tutti coloro che necessitavano di riparazioni. Ha partecipato inoltre alla vita sociale del paese impegnandosi in prima persona nella locale sezione della Misericordia, divenendo l’autista della prima autoambulanza. Elia, Liberale, fu uno dei fondatori del CNL di Castellina e nella sua biografia si legge: «Antifascista. Costretto a entrare nel Fascio con l’entrata in massa dei combattenti. Nel 1943 rifiutava la tessera e per questo considerato elemento pericoloso e incluso tra le persone da arrestare nel giugno del 1944. Arresto che riuscì a evitare con la fuga».

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6) Roberto Marchi, membro della Democrazia Cattolica di Castellina in Chianti, non ebbe mai alcun legame con il fascio locale. Dal libro di Nello Pianigiani leggiamo che Roberto «aveva partecipato sin da subito alla formazione della Democrazia Cristiana di Castellina insieme a tanti altri, e in particolare a Vittorio Pozzesi».

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7) Giovanni Becattelli di Giuseppe e Penelope Pucci, nato a Poggibonsi il 10 maggio 1919, di professione impiegato. Elemento antifascista fin dalla più giovane età, fermato per ciò diverse volte e trattenuto dalla Polizia politica fascista. Di fede Democristiana, fu membro fondatore nel 1944 del CNL di Castellina divenendone Segretario ufficiale. Durante il passaggio del fronte nel 1944 fu sfollato al podere Il Cennino, poi rastrellato insieme ad altri castellinesi per opera dei nazisti e condotto prima a Firenze, poi a Bologna per lavorare alla ricostruzione della ferrovia. Rifiutando di firmare come “volontario”, fu imprigionato presso il rifugio aereo “Montagnola” che si trovava nelle vicinanze della ferrovia di Bologna. Fu salvato dall’amico Vittorio Lotti, che vestito da pompiere quale effettivamente era, durante un attacco aereo lo sottrasse al rifugio per poi tornare insieme a Firenze, quindi a Castellina.

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8) Tiziano Conti di Arcangelo e Baldini Giuseppa, nato a Castellina in Chianti il 28 agosto 1898, di professione calzolaio. Liberale, Ex combattente, per ciò insignito del cavalierato di Vittorio Veneto nel 1970 quando viveva in Via Trento e Trieste 13/B. Nella biografia inviata al CNL regionale si legge che Tiziano fu « elemento avverso al fascismo malgrado sia stato iscritto al Fascio entrandovi con i combattenti. Nel 1943 rifiutava di prendere la tessera nonostante l’insistenza minacciosa del Segretario politico»

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9) Don Tullio Pacini (Staggia, 1904 – Lilliano, 1960), carismatico sacerdote della parrocchia di S. Cristina a Lilliano (Castellina in Chianti). Davvero numerose le imprese degne di lode di quest’umile prete. Ci riserviamo di pubblicare in un prossimo articolo il dettagliato ricordo di mons. Giovanni Rinaldi di Staggia, il quale ebbe a rammentarlo con profondo affetto nel libro Profili di preti nell’Alta Val d’Elsa nel ‘900, edito da Cantagalli nel 2005. Basti sapere che fu un fervente antifascista tanto da subire oltraggi diretti nel biennio 1929-30: a lui fu sputato in faccia a Castellina in Chianti. Durante la guerra aderì ai raggruppamenti partigiani e quando avvenne l’eccidio di Montemaggio il 28 marzo 1944 partì nottetempo da Lilliano con un barroccio, chiese ed ottenne da Chiurco i corpi dei caduti per conferirgli degna sepoltura. Aiutò anche un ebreo che abitava nella villa di Bozzagone, non molto lontano da Lilliano. Tantissime le opere di bene svolte da questo parroco, amato e stimato da chiunque, anche nei piani più alti del Vaticano. Avremo modo di elencarle più dettagliatamente tra qualche giorno. Fu il fondatore del circolo ACLI di Lilliano e aiutò mons. Gaetano Profeti a fare lo stesso nel paese di Castellina. Morì nel 1960 a causa di una rapida malattia e anche se oggi il suo ricordo rischia di scomparire, il bene che ha fatto è sempre vivido nelle menti di quanti lo conobbero e lo amarono.

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Comitato di Liberazione Nazionale – Castellina 1944

  • Ghizzani Danilo, comunista, Presidente CNL
  • Pianigiani Mariano, comunista
  • Don Tullio Pacini, democrazia cristiana
  • Marchi Roberto, democrazia cristiana
  • Marchi Elia, liberale
  • Mori Mario, socialista
  • Giannelli Giuseppe, socialista
  • Conti Tiziano, liberale
  • Becattelli Giovanni, democrazia cristiana, Segretario CNL

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Comitato di Liberazione Nazionale – Castellina 1945

  • Giannelli Giuseppe, socialista, Presidente CNL
  • Mugnaioli Tommaso, comunista
  • Tatini Gino, comunista
  • Pozzesi Vittorio, democrazia cristiana, Segretario CNL
  • Becattelli Giovanni, democrazia cristiana
  • Baldini Raffaello, socialista
  • Soderi Antonio, liberale
  • Pacciani Adriano, liberale

Vito De Meo, per il 25 aprile 2019.

PS: siamo a disposizione per eventuali correzioni o per inserire maggiori notizie relative alle suddette persone. In ogni caso scrivere a grupposalingolpe@libero.it o chiamare il numero di cellulare 328.01.94.591

Durante il passaggio del fronte nel 1944 la chiesa del SS. Salvatore unitamente alla Porta Fiorentina furono seriamente danneggiate. La Porta non si restaurò, scomparve per sempre.